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È attivo il
sito della Vicaria Territoriale di Marino sul quale potrete
trovare tutte le informazioni relative alla Visita Pastorale del
nostro Vescovo Marcello alle Parrocchie della Vicaria, le
immagini, le iniziative, i programmi relativi e tante altre
informazioni.
L'indirizzo è:
http://www.vicariamarino.it
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Stampa cattolica
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Formazione e informazioni per la comunità Parrocchiale
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San Barnaba Apostolo di Marino
(Rm)
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don Pietro scrive ... |
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Marino, 8 aprile 2012
Gesù è
in mezzo a noi!
Davanti all’esperienza della morte e
all’annuncio della risurrezione, il Vangelo di oggi (Lc
24,35-48) ci dice che i discepoli dubitavano nonostante tutto.
Gesù fa anche a noi la domanda: “Perché
questi interrogativi salgono nel vostro cuore?”. Lui parla degli
interrogativi che disturbano il cuore: sospetti, dubbi,
insinuazioni (si parla addirittura di spettri, di fantasmi). E
quando l’evidenza del Risorto e del Vivente per sempre nella sua
vera carne si impone, anche allora i discepoli li vediamo
impietriti nella loro incredulità, tipica di quella che fa
affermare: “è troppo bello per essere creduto!”.
Si riconosce la nuova identità di Gesù
(Risorto) quando i nostri occhi lo vedono come Colui che spezza
il pane e quando ci si lascia ammaestrare dalle Scritture Sante.
Gesù Risorto è sempre presente “in mezzo”
ai suoi, è sempre al centro della Comunità, in mezzo alla
Chiesa. Non si tratta di “apparizione”, neanche si dice che
“entrò” nella stanza al “piano alto”. Egli era già lì. Non viene
da lontano. Anche oggi è qui in mezzo a noi, vede e condivide
tutte le nostre apprensioni, preoccupazioni, per il presente e
per il futuro. Così noi tutti, nonostante che questo tempo
sembra contraddirlo, non siamo mai soli, Lui, il “Vivente per
sempre”, è con noi.
Il Risorto ha un vero corpo umano, ma la
sua nuova situazione è “spirituale” (cf 1Cor 15,39-49). Anche
noi, infatti, con il nostro corpo “psichico-fisico” siamo,
possiamo dire, seminati nella terra per divenire “spirituali”
“nei cieli nuovi e nella terra nuova”.
Noi, qui e oggi, non siamo “maturi”. Il
frutto umano maturo è solo il corpo attuale di Gesù Risorto,
così come sarà il nostro corpo, quando saremo risorti anche noi
come Lui e con Lui (cf 1Cor 15,53-54). Noi oggi non siamo
l’edizione definitiva dell’essere umano, ma solamente un uomo in
divenire. Gesù Risorto è l’uomo compiuto, così come lo è Maria
di Nazateh, anche Lei “risorta”, “assunta in cielo”.
Che bella “scuola di lingua” ci sta facendo
fare Gesù in questi quaranta giorni di Pasqua, fino
all’Ascensione”. Gesù ci sta insegnando il linguaggio nuovo per
comunicare con noi.
Bisogna diventare credenti per vedere,
ascoltare, toccare … Gesù. Bisogna diventare credenti per
diventare persone che sanno vedere, ascoltare, toccare il
Risorto quale persona vivente per sempre.
Il Risorto ci fa vedere più lontano, egli
ci fa uscire allo scoperto, ci rimette in piedi, ci fa rialzare
dal pianto in cui ci siamo ripiegati soprattutto in questi
nostri tempi di crisi. Egli è capace di tirarci fuori dalla
tristezza e fa invertire il nostro cammino. Ci fa diventare
persone che stanno ben dritte dinanzi a Dio e agli uomini, senza
appoggiarsi su nessuno e su niente altro che Lui! Il Risorto ci
raddrizza, ci fa persone facendoci essere semplicemente davanti
a Dio. Ci libera dal valutare come assolute le cose.
In Gesù risorto è tutto Luce, Splendore,
“bianchezza che nessun lavandaio sulla terra saprebbe rendere
così bianca” (cf Mc 9,3).
Gesù Risorto è la chiave per interpretare
anche la nostra vita in questo nostro tempo. La chiave va
verificata sulla sua porta. Lasciamoci raggiungere da Gesù. Egli
sta dietro la nostra porta e bussa. Apriamogli la nostra vita,
diamogli fiducia e anche oggi sapremmo di non essere soli e che
il nostro destino è un destino glorioso. Se c’è Lui, non ci sarà
nessuna “fine”, perché Lui è “il Fine” di ogni donna e uomo.
Non lasciamoci indebolire dagli
annunciatori di cattive notizie. Davanti a tutti noi, in mezzo a
noi, c’è Gesù Risorto, col suo corpo “agile” che lo rende
presente ed attuale sempre, anche oggi, qui ed ora.
Egli ci dice: “Ti farò sapiente, ti
indicherò la via da seguire, avrò i miei occhi su di te e ti
farò dono del consiglio e della sapienza” (cf Sl 31).
Con San Romualdo, fondatore dei Padri
Camaldolesi, diciamo anche noi: “Caro Gesù, caro mio dolce
miele, desiderio inesprimibile, dolcezza dei santi, soavità
degli angeli”.
Vi auguro di arrivare alla fede per
riuscire a vedere Colui che sta in mezzo a noi per farci felice
sempre!
don Pietro

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Pastorale
familiare
“La famiglia: il lavoro, la
festa”

Prendendo spunto dal VII incontro internazionale delle famiglie
sul tema “La Famiglia: il lavoro e la festa”, che si svolgerà a
Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012, desideriamo approfondire
una prospettiva comune al tema dell’incontro: il rapporto di
coppia tra uomo e donna con i suoi stili di vita, il modo di
vivere le relazioni (famiglia), di abitare il mondo (lavoro) e
di umanizzare il tempo (festa).
La riflessione si sviluppa dalla considerazione che l’evidente
crisi della società attuale, collegata anche ad un mutamento
culturale che coinvolge la struttura familiare e che si esprime
attraverso l'affermazione di un pluralismo dei suoi modelli,
necessita di una attenta valutazione ripartendo proprio dalla
triade famiglia, festa e lavoro. Sono proprio questi i contenuti
che in prospettiva sono da focalizzare se vogliamo rendere
vivibile la vita quotidiana: ... Il lavoro e la festa sono
intimamente collegati con la vita delle famiglie: ne
condizionano le scelte, influenzano le relazioni tra i coniugi e
tra i genitori e i figli, incidono sul rapporto della famiglia
con la società e con la Chiesa ... (Benedetto XVI).
L’esperienza familiare, sempre più ristretta nella sfera
privata, sperimenta quotidianamente la sua fragilità rilevandosi
vulnerabile proprio di fronte ai processi sociali, in
particolare quelli che incidono sulla sua vita quotidiana, come
il lavoro e il tempo libero.
“L’odierna organizzazione del lavoro, e con essa la scansione
dei tempi e degli orari, sempre più pensata, come dice il Papa e
attuata in funzione della concorrenza di mercato e del massimo
profitto, e la concezione della festa come occasione di evasione
e di consumo, contribuiscono a disgregare la famiglia e la
comunità e a diffondere uno stile di vita individualistico”.
Il primo modo per rinnovare la vita quotidiana è di vivere la
famiglia come uno spazio di relazioni interne, attraverso
un’intimità profonda nella coppia e tra genitori e figli, ed
esterne di apertura verso la comunità; il lavoro non
solo come mezzo di sostentamento economico, aspetto di per se
rilevante ma anche come luogo dell’identità personale e
familiare e della relazione sociale; la festa, come un
momento prezioso per dare senso al tempo libero, alle relazioni
con gli altri e con Dio, alla festa in casa e nella comunità,
alla celebrazione eucaristica , allo spazio della carità e della
condivisione.
La Sacra Scrittura (cfr Gen1-2) ci dice che famiglia, lavoro e
giorno festivo sono doni e benedizioni di Dio per aiutarci a
vivere un’esistenza pienamente umana.
L’esperienza quotidiana attesta che lo sviluppo
autentico della persona comprende sia la dimensione individuale,
familiare e comunitaria, che le attività e le relazioni
funzionali, come anche l’apertura alla speranza e al Bene senza
limiti (Benedetto XVI).
A tale proposito vogliamo ricordare ed invitare tutte le
famiglie al prossimo incontro formativo, nell’ambito
dell’iniziativa “Marino si plasma in famiglia”, che si
terrà sabato 28 aprile presso l’Auditorium Mons. G. Grassi,
Marino ore 17.00-19.00, dal titolo “Guardate gli uccelli del
cielo” - Stile di vita nella famiglia cristiana. Guiderà
l’incontro P. Alfredo Feretti, direttore Centro La Famiglia
di Roma.

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AVVISO

Anche
sabato 28 aprile, in occasione dell’incontro:
“Guardate gli uccelli del cielo” - Stile di vita nella
famiglia cristiana,
guidato da P. Alfredo Feretti, direttore Centro La
Famiglia di Roma,
garantiremo il servizio di animazione per i bambini dei genitori
che parteciperanno all'evento.

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Preghiera per la visita ai
nostri Quartieri
Frutto della Visita Pastorale del
nostro Vescovo
e per il dono dell’“Anno della
Fede”,
aiutaci, Signore, ad accogliere
la visita del Parroco
come presenza di grazia nella
nostra quotidiana esperienza di vita.
La sua visita ci apra la “porta
della fede”,
perché possiamo diventare
cristiani,
per l’ascolto e l’accoglienza
della Buona Notizia,
che è Gesù Cristo che ci ama da
morire.
In questa Visita vediamo la Tua
visita,
che viene a consolare e a
riempirci di gioia.
Vieni, Signore, a ridare vigore
alla vita cristiana,
illuminata dalla fede e sorretta
dalla grazia.
Vieni, Pastore Buono, in questa
nostra terra
a camminare per le nostre strade,
a visitare le nostre case
e i nostri cuori ti siano aperti,
spalancati.
Vieni a risvegliare il senso di
appartenenza alla Chiesa.
Incoraggia il dialogo con i non
credenti che sono tra noi,
i fratelli di diverse religioni
siano incoraggiati,
aiuta tutti noi a crescere nella
fedeltà al Battesimo,
per diventare testimoni
coraggiosi del Vangelo.
Donaci la grazia di essere
credenti e missionari,
autentici protagonisti per il
bene comune nel bene di ciascuno.
Ci accompagni Maria, Madonna del
Popolo, i nostri Santi patroni
e dei Servi di Dio che qui hanno
vissuto, creduto, amato e servito.
Amen. Alleluia
(don Pietro)

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CARITAS
Questo tempo...
Questo tempo, il nostro tempo ci appare, nei momenti di
riflessione, senza speranze. Le informazioni che ci giungono
dai mass media ci rendono perplessi e sbigottiti e soprattutto
ci fanno smarrire la fiducia negli uomini, nelle istituzioni,
nella politica.
Il mistero pasquale che ancora ci accompagna in questa terza
domenica di Pasqua è un inno alla gioia, è la celebrazione di
un evento che ha avuto la forza di cambiare la vita a tante
persone. Eppure sembra non scalfire o modificare la situazione
che stiamo vivendo come cittadini di una società in crisi. Ci
troviamo di fronte a realtà distanti anni luce dalle certezze
acquisite dai primi cristiani attraverso la morte e la
resurrezione di Gesù. “La moltitudine di coloro che erano venuti
alla fede aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno diceva
sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra
loro comune” (Atti 4, 32), uomini nuovi, comunità capaci di
condividere tutto senza ansia e preoccupazione per i beni
materiali.
Davanti
a noi, al contrario, le convinzioni di chi vuole far quadrare i
conti di un bilancio pubblico fallimentare, senza guardare alla
persona e ai suoi bisogni, senza modificare le ingiustizie e le
diseguaglianze, senza operare il rinnovamento di una classe
politica attaccata ai propri privilegi. Un esempio di questo
metodo di governo, trasversale nell’intera comunità europea, è
l’approccio con il quale è affrontato il cambiamento operato
dall’invecchiamento della popolazione. La condizione
dell’anziano, sinonimo di saggezza e autorevolezza per le
precedenti generazioni, costituisce oggi, non una risorsa e
una conquista, ma un problema. L’attenzione sulla dimensione
demografica dell’invecchiamento rivela, ai governi preoccupati
del debito pubblico, il consumo di risorse e il costante aumento
della spesa pubblica, con indicatori che denunciano
l’assottigliamento della popolazione attiva a scapito di quella
non attiva e la conseguente problematica del reperimento dei
fondi. In poche parole, la persona anziana diventa un peso per
la società nel suo complesso. Ci sfugge l’isolamento, la
solitudine, la perdita di ruoli, la difficoltà dei rapporti tra
generazioni, la povertà e le malattie che ogni anziano è
costretto a sopportare. La nostra attenzione è continuamente
distratta dai problemi materiali e lo sguardo sugli altri non è
amore, comprensione, condivisione ma diffidenza e sospetto.
Anche la famiglia vive l’incubo delle incertezze, alle
crescenti difficoltà non corrisponde un clima di reciproco
aiuto, di solidarietà, la capacità di rinunciare agli sprechi e
ai lussi per aiutare le persone che devono vivere di niente.
Non c’è dubbio che la crisi finanziaria ed economica che stiamo
vivendo ci interpella in profondità e mentre ci fa sentire più
vulnerabili, sollecita anche la nostra responsabilità di
cristiani. Tutti sentiamo che è molto più che una crisi
economica e che richiede un cambiamento di rotta. È il momento
di pensare e di riprogettare, di darci nuove regole e di
trovare nuove forme di impegno, di puntare sulle esperienze
positive e rigettare quelle negative. In questa chiave,
fiduciosi piuttosto che rassegnati dobbiamo testimoniare l’amore
facendo svolgere un ruolo di fondamentale importanza alla
dottrina sociale della Chiesa.
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